I PRIMI 50 ANNI... TESTIMONIANZE

(tratto dalla pubblicazione "Casa del Popolo Casellina 1950-2000")

Le pagine che seguono non vogliono essere la storia esaustiva di una Casa del Popolo importante e prestigiosa come quella di Casellina, bensì una breve testimonianza, un campione ad esempio, un frammento di storia messo in luce dai ricordi e dalle emozioni di chi ha vissuto in questi anni tutti i cambiamenti sociali dentro e fuori questa realtà.
La formula usata per la stesura di questo testo è il racconto dei soci, di come hanno vissuto, e quale contribuito hanno dato per la nascita e il proseguo di un evento così importante quale la costruzione sia “fisica” che “ideale” di un luogo di incontro per tutti e di tutti. L’inizio risale all’estate del 1944 in coincidenza con la Liberazione di Firenze, come risulta dalle testimonianze che qui di seguito riportiamo:

Silvano Gallerini – Estate 1944 – La liberazione di Firenze per noi giovani che già militavamo nelle file del Partito Comunista Italiano nella clandestinità fu un grande evento e una grande gioia perché riconquistammo quella libertà in cui avevamo creduto aderendo alla cellula di Casellina. Quelle giornate furono davvero indimenticabili benché la guerra continuasse alla “linea Gotica”. Per noi giovani e per tutta la popolazione di Casellina occorreva fare qualcosa per passare qualche ora la sera quando si tornava stanchi dal lavoro. Parlando con i compagni più anziani, si pensò di trovare un posto dove poter parlare di politica e dopo qualche ricerca individuammo due stanzine in via di Casellina. Il proprietario era il Signor Alfonso Galletti, che informato sulle nostre necessità, aderì subito, ospitandoci. Per noi giovani fu una occasione molto importante, perché ci permise di riunirci e di esprimere le nostre idee liberamente e di confrontarle con i compagni più anziani. La politica ci affascinava, ma anche il ballo che prendeva sempre più voga. Visto che il ballo era stato vietato dal fascismo durante la guerra, si decise, chiedendo l’aiuto al consiglio di cellula, di costruire una pista da ballo. Un comitato formato da tre compagni, Osvaldo Cirri, Roberto Orlandini e Alfredo Pieri, e due indipendenti, Alfonso Galletti e Angiolo Gallerini, andò dal signor Tobia Checcucci Lisi per trattare l’acquisto del terreno. Quando si seppe che l’incontro era andato per il meglio, molti giovani vennero alla nostra sede, per discutere del ballo, ma anche di altro. Nella primavera del 1945 finalmente si iniziò a gettare le basi per la pista; tutti si prodigavano in vari modi per finirla prima possibile; i muratori incaricati furono Galletti e Gallerini. Terminati i lavori si fece una grande festa, questa era la prima realizzazione fatta in Casellina dopo il passaggio della guerra. Visto il successo della pista che favoriva i contatti con i giovani di altre località vicine, cominciò a farsi strada l’idea di costruire qualcosa di più solido, che avesse le caratteristiche di un luogo di incontro anche per altre attività. Dopo tantissime riunioni fu incaricato lo stesso comitato che aveva trattato per la pista da ballo, di prendere accordi sempre con il signor Checcucci, per l’acquisto di un altro pezzo di terreno accanto al primo; sarebbe servito per costruire la futura Casa del Popolo di Casellina. Estenuanti trattative avvenivano nel comitato di Cellula per trovare il sistema di finanziare la costruzione. Fu deciso infine di chiedere ai compagni che volevano aderire di versare una cifra mensile, con il patto che appena saldati i debiti sarebbe stata restituita, mentre il lavoro manuale sarebbe stato realizzato tutto gratuitamente. Ricordo che nel 1960 circa, io e tanti altri compagni che avevano contribuito al finanziamento fummo convocati per essere rimborsati, tutti noi però rifiutammo il rimborso devolvendo quei soldi a investimenti futuri. In questi anni ho visto tanta gente prodigarsi per migliorare sempre di più la nostra associazione, i fratelli Ascanio e Mario Del Bianco, Lisindo e Edegardo Vanni, Mario Baldini un instancabile lavoratore, e tutto il popolo di sinistra di Casellina.

lI desiderio di informazione e di stare insieme era talmente grande da diventare necessità, e pur di trovare un punto di incontro tutti erano disponibili a impegnarsi in qualsiasi modo.

1950 - Prima costruzione del Circolo

Ivo DolfiTornato dalla guerra del’45, abitavo in Via Pisana, il mio problema e quello dei miei coetanei era quello di trovare un luogo di svago dove trascorrere le serate con gli amici. A volte ci si riuniva nella sede del P.C.I., piccola stanza senza mobili ma unica realtà sociale esistente in quel momento a Casellina. Fu in questa stanza che attraverso un notiziario della radio appresi con grande commozione l’attentato a Palmiro Togliatti…. Noi tutti impegnandoci in diversi modi abbiamo partecipato alla costruzione prima della pista da ballo, e poi nelle varie fasi alla costruzione della Casa del Popolo, senza badare ai contributi economici e al lavoro fisico che dedicavamo a questa impresa. Ricordo in particolare che per liberare il terreno dove doveva sorgere la pista da ballo, con una carriola trasportavo tutto il materiale di scarto, e pur essendo molto stanco, la convinzione di costruire qualcosa di utile per il luogo dove io vivevo mi spingeva a continuare.
Molti giovani si sono identificati con questo “luogo” sociale, crescendo insieme ad esso, contribuendo al suo sviluppo, acquisendo fiducia nei propri mezzi, nelle proprie convinzioni, attraverso dibattiti e attività culturali di vario genere, sport e non ultimo il divertimento di una partita vista alla televisione o giocata a carte
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1950 - Partita di briscola davanti al Circolo

Danilo Poggiali – Nel ’55 avevo circa dodici anni e la mia curiosità in quel periodo era rivolta verso un grande capannone con due stanze accanto, dove vi era un piccolo bar dove i più grandi di me andavano per giocare a carte e a biliardo. Dopo venne rialzato un piano sopra quello già esistente, attualmente sede dei D.S., che in quel periodo veniva usata come sala per la televisione. Successivamente vi furono a distanza di anni ancora altri ampliamenti, fino a quello attuale. Avevo la sensazione di crescere insieme a quell’edificio.Trascorso qualche anno ancora cominciai a frequentare quei luoghi e nel ’65 entrai nel consiglio, mentre dal ’68 fino ad oggi ho ricoperto la carica di provveditore. Tuttavia se dovessi ricordare un fatto importante che davvero mi ha colpito, posso raccontare che per costruire il lotto riguardante gli anni dal ’60 al ’64, il consiglio presieduto da Vilmaro Meucci, si impegnò per una spesa di settantacinque milioni e in cassa non si superava la cifra di centomila lire. Questo grosso impegno economico costrinse tutti i compagni di allora ad attivarsi in tutti i modi ma soprattutto autotassandosi per potere nel tempo saldare il forte debito. Dal mio punto di vista era una cosa davvero difficile da realizzare, fu questa una delle molle che mi spinse ad entrare nel consiglio. Dopo qualche anno mi sentii davvero sollevato, perché vedevo che la sempre più grande partecipazione dei compagni permetteva di colmare il debito.

Certe volte è davvero difficile rendersi utili, perché può succedere che un incarico non venga assegnato alla persona più idonea a svolgerlo.
Stava al singolo accettare le attività che gli erano più congeniali, l’obiettivo è sempre stato quello di far crescere la comunità con la disponibilità volontaria di ogni singolo compagno.

Alfredo Vannini – Tutto quello che era utile come servizio per la Casa del Popolo si faceva volentieri. Ricordo che negli anni settanta mi impegnai a fare il servizio di aiuto al banco, questo per me fu un momento molto bello, perché potevo essere in contatto con tutti i miei compagni e soci. Tante volte pur avendo buona volontà non riuscivo a fare tutto come avrei voluto, ma la volontà c’era tutta e per questo che sono contento perché a modo mio avevo contribuito allo sviluppo della Casa del Popolo.
L’associazionismo democratico, motore delle Case del Popolo, è stato sempre ispiratore di passione politica, che ha coinvolto tutti nell’organizzare in prima persona, i dibattiti su temi socio-politico-religiosi, dove i relatori coinvolti erano esponenti di rilievo e non, anche di credo diverso.

1952 - Costruzione sala biliardi e saletta carte

Ivo Grazzini – Era da poco tempo che mi ero trasferito a Scandicci, quando alcuni compagni conoscendo la mia esperienza personale, mi chiesero di entrare nel consiglio della Casa del Popolo. Io fin da bambino avevo frequentato questi luoghi, infatti, a Pozzolatico dove abitavo prima, ero segretario di cellula, successivamente segretario della Casa del Popolo del posto. Intorno al 1978 fui eletto presidente qui a Casellina, e tenni la carica fino al 1986. Tra i tanti ricordi, quello più significativo fu, quando nel 1985, insieme al parroco di Casellina invitammo Monsignore Piovanelli a visitare la nostra struttura. Fu per quei tempi un evento eccezionale, perché la presenza ufficiale del vescovo era una novità. Ancora oggi conservo una copia di quel discorso. Ricordo che tutto era improntato a un invito al dialogo nel tentativo di far emergere un apprezzamento reciproco verso i temi sociali che ci accumunavano, nonostante che a quei tempi la distanza ideologica fosse enorme.
La “Cultura” nel senso più ampio del termine, dai consiglieri che si sono avvicendati, è stata considerata tendenzialmente una delle attività privilegiate, tuttavia spesso bisognava fare i conti con l’aspetto economico. Una bella manifestazione culturale ha dei costi. Il dilemma costante è stato sempre come reperire i fondi di copertura. Oggi più che mai è necessario dotarsi di strumenti moderni, capaci di tradurre con linguaggi nuovi la realtà che ci circonda. Il futuro ha sicuramente una implicazione con il virtuale, perciò, indipendentemente dalle posizioni personali, va imboccata questa via dotando i circoli di computers. Cinquant’anni fa la pista da ballo era una forte attrazione per i giovani, forse oggi la stessa forza possono averla i computers, non tanto per i videogiochi, quanto per tutti gli altri servizi di creazione informazione e comunicazione. La coscienza che l’investimento in cultura non ha un ritorno immediato è fin troppo evidente, perché è nel tempo che agisce sul gusto affinandolo, facilitando così l’evoluzione di un gruppo sociale.

Dino Colzi – Dal ’56 al ’66 abitavo a Borgo ai Fossi vicino Badia a Settimo, dove giovanissimo ho fatto alcune esperienze nella Casa del Popolo del luogo. Quando mi sono trasferito a Casellina circa nel ’78, tutti i lavori di ristrutturazione erano già conclusi, e l’edificio si presentava come è adesso. Entrato nel consiglio, ho fatto sempre parte della commissione ricreativa e culturale perché è stata sempre quella che più mi ha interessato. Nei primi anni ’80, abbiamo iniziato la tradizione della nostra festa sociale e anche ripreso un contatto con il P.C.I. per organizzare insieme dibattiti politici e culturali con tema centrale lo sviluppo del nostro territorio. Verso la fine degli anni ’80 considerando la forte immigrazione dal Sud verso il nostro quartiere, nasce come per necessità l’esigenza di organizzare serate di CANZONI NAPOLETANE nell’ambito della festa sociale. Nel 1984, precisamente alla vigilia di Ferragosto, Alessandro Andrei, nostro concittadino abitante a pochi metri dalla nostra sede, vince le olimpiadi di Los Angeles nel lancio del peso. La notizia arrivò nella notte e si diffuse nel quartiere la mattina successiva. Noi pochi soci presenti in quel momento in città decidemmo di organizzare dei festeggiamenti per il ritorno del campione olimpionico. Nonostante la difficoltà di quella giornata festiva, infatti quasi tutti i negozi erano chiusi per ferie, riuscimmo a organizzare la festa, facendo riaprire qualche negozio o laboratorio per fare un trofeo, o per acquistare l’occorrente per la manifestazione. Cera chi telefonava ai giornali e alle tv, chi come il nostro elettricista rientrava dalle ferie per allestire l’impianto luminoso nel giardino dove si sarebbe svolta la festa. Una cosa curiosa fu quella di non riuscire a reperire la bandiera olimpionica. Risolvemmo il problema disegnandola con il fondo di un secchio imbevuto nella vernice e appoggiato sul tessuto. Furono davvero un paio di giorni intensi e di grande concitazione che sfociarono in una magnifica festa degna di un grande campione. Nel 1988 con il contributo di alcuni di noi nasce la polisportiva di Casellina e nello stesso anno si partecipa come Casa del Popolo ai giochi nella trasmissione televisiva di Teleregione “PAZZA PIAZZA” di Gianfranco D’Onofrio. Nel 1990, nella nostra Casa del Popolo si riunisce per la prima volta, in particolare per volontà mia e di Tiziano Tinacci, il comitato organizzatore del “Mercatino dei ragazzi per la solidarietà” con il fine di raccogliere in modo partecipato, somme di denaro da destinare alla ricerca sul cancro. Sempre negli stessi anni sono state organizzate delle assemblee pubbliche su temi riguardanti la medicina preventiva.

Vincenzo Carosi – La fotografia mi ha sempre appassionato, perciò mi sono sempre adoperato per far si che nelle pareti vuote della Casa del Popolo vi fossero sempre appese foto storiche, o foto moderne purché interessanti. In questi ultimi anni,è nato un comitato spontaneo composto da elementi interni ed esterni alla nostra associazione, denominato “Omaggio a Vasco Pratolini”, con il compito di organizzare manifestazioni artistiche. Prendendo spunto dal racconto di Pratolini “Lo scialo” dove cita luoghi di Scandicci e Casellina, viene istituito un concorso di pittura con premi acquisto. Gli artisti partecipanti, dovevano dare una loro interpretazione di questa lettura. Da quasi venti anni nella nostra sede si riunisce un bel gruppo nutrito di soci, che nella primavera, organizzati dal nostro presidente attuale, Livio Vitali, partono assetati di conoscenza, allo scoperta di luoghi nuovi sia in Italia che all’estero. Il fine è di creare una certa coesione tra i partecipanti, che oltre al divertimento nelle giornate trascorse come turisti, tornati a casa, organizzano serate per visionare il materiale filmato, o per rivivere scherzando le situazioni che si sono verificate nel viaggio o in quelli precedenti. Lo sport, storicamente è sempre stato una componente importante nello sviluppo e nella crescita delle strutture associative. Una cospicua parte di attività svolta in questo mezzo secolo trascorso, ha coinvolto giovanissimi e adulti sia nel campo amatoriale che in quello agonistico, producendo risultati rilevanti. Come è notorio tutte le attività proposte trovano sempre spazio nel nostro circolo, e in base all’impegno profuso dagli organizzatori il successo è più o meno assicurato.

1959 - Ampliamento e rialzamento (Via di Casellina)

Silvano Baldi – Nel 1964 sono entrato nel consiglio del circolo, ed ho dedicato il mio tempo libero a varie attività ricreative, la più importante delle quali è stata sicuramente qualche anno dopo, la nascita della società sportiva. Insieme ad un gruppo di compagni, appassionati di cicloturismo, partecipammo ad una riunione presso un circolo di Firenze per iscriverci. Ma, tornando insoddisfatti, decidemmo di fondare un nostro gruppo. A seguito di questa esperienza nacque la Polisportiva che raggruppava le seguenti discipline: Cicloturismo, Ginnastica Artistica, Pesca, Calcetto, Scacchi e Pallavolo. Dai sette soci fondatori, la società ha costantemente aumentato il numero degli iscritti giungendo agli attuali novanta. Oltre a ottenere nell’ambito sportivo risultati provinciali, regionali e nazionali, la società ha partecipato anche ad importanti manifestazioni come marce per la pace e gemellaggi.

Carlo Martelli – Era il 1979 e la ginnastica femminile esisteva già nella Casa del Popolo di Casellina, era nata qualche anno prima come corso propedeutico del’Uisp, occupando la sala del ballo che il Circolo Casellina aveva messo a loro disposizione. L’istruttrice di allora era Maria Grazia Catani e lo è tutt’ora. In quell’anno alcuni genitori delle piccole atlete, si organizzarono e costituirono la Società Sportiva ARCI-UISP CASELLINA di ginnastica artistica, con sede presso la Casa del Popolo e cominciò allora la progressiva fama del gruppo sportivo, prima con manifestazioni dimostrative della disciplina nella varie piazze della provincia di Firenze, fiere, feste e sagre paesane, poi partecipando alle gare del’Uisp a livello provinciale e regionale. Il numero delle atlete cominciò subito ad aumentare, tanto che in pochi anni arrivarono a 120 iscritte. Venne presto la necessità di dotare il gruppo di attrezzature sportive idonee; furono così conseguiti titoli regionali e nazionali individuali ed a squadra. Gli anni 80 furono intensi per gli impegni assunti, non c’era domenica che non vi fosse una gara. Fu il 1989 l’anno di maggior splendore quando l’ARCI-UISP CASELLINA organizzò a Scandicci il campionato Italiano Uisp di ginnastica artistica femminile. Tre giorni di attività frenetica che coinvolse tutto il settore ginnastica più alcuni componenti della Polisportiva Casellina che nel frattempo si era costituita, alla guida della quale vi fu un presidente encomiabile, Tiziano Tinacci. Un’altro settore di ginnastica nacque nell’ ARCI-UISP CASELLINA, la ritmica sportiva, che per ragioni logistiche, dovette emigrare nella palestra di Le Bagnese. L’avvio fu difficile, per causa della lontananza, ma anche questo settore dopo un po’ cominciò ad interessare molti genitori che iscrissero le loro figlie e i risultati non mancarono. Un terzo settore, molto difficile, ma che il presidente volle a tutti i costi fu quello della ginnastica artistica maschile. Fu grazie alle capacità dell’istruttore che in pochi anni fu realizzato un bel gruppetto di maschietti che faceva intendere una lunga vita del settore. Mentre il tempo passa e le persone si avvicendano, la ginnastica ARCI-UISP CASELLINA si afferma sempre più, divenendo per Scandicci una disciplina sportiva insostituibile, grazie alla Casa del Popolo di Casellina e ai suoi dirigenti meritevoli di aver consentito il suo sviluppo.

Riccardo Lascialfari – La società di pesca sportiva ebbe nei primi anni 80 un ruolo di rilievo, quantitativo e qualitativo; intorno a questa società si ritrovarono decine di iscritti con uno straordinario coinvolgimento familiare che contribuì a favorire una forte presenza femminile, cosa spesso non facile nelle case del popolo. Quelli sono stati anni di grande fervore organizzativo e di partecipazione, tanto che se ne sente ancora la nostalgia. Vorrei ricordare”le imprese” più importanti come ad esempio la vincita del campionato nazionale ARCI di pesca alla trota in torrente svoltasi a Ponte Cagnano (SA), e l’organizzazione di un campionato nazionale, qui a Firenze, manifestazione che ricevette i complimenti dei dirigenti nazionali dell’ARCI Pesca. La premiazione avvenne all’interno della Casa del Popolo con la presenza dell’allora Sindaco di Scandicci, Mila Pieralli. Fra le numerose idee che fiorirono in questo gruppo, la più spiritosa fu quella di “pescare in piazza”. Si trattava di pescare in una vasca artificiale costruita con tubi innocenti e un telone contenitore di acqua a ricambio continuo. Questa realizzazione piacque molto a tutti, ma soprattutto ai bambini che poterono provare per la prima volta la pesca con la canna. Tanti avvenimenti belli e brutti sono accaduti nella nostra associazione, ma uno particolarmente doloroso che ha colpito molti di noi, fu la morte di un giovanissimo frequentatore del circolo, figlio di un socio attivista.

Livio Vitali – Verso la fine degli anni ’70, una domenica d’estate, una tragica notizia arriva alla Casa del Popolo, l’annegamento di Fabrizio, avvenuto in un piccolo laghetto delle campagne circostanti. Il ricordo di questa tragedia rimase sempre vivo nella mente, tanto che qualche anno dopo la sua morte, la corsa podistica annuale fu dedicata a Lui e prese il nome di Trofeo “Fabrizio Ciuffi”. La prima edizione della corsa podistica si svolse nel 1982, in occasione della festa sociale. Da allora si è svolta ogni anno, con un’ottima organizzazione, tanto che il “Ciuffi” è diventato un classico appuntamento da non perdere. Si tratta di una corsa non competitiva con una larga partecipazione, tanto da farne una delle notturne più importanti della provincia, con un tracciato collinare magnifico e una premiazione adeguata. Il gioco delle bocce o le gare di briscola, le discussioni appassionate, le riunioni e il servizio, sono sempre state attività di vita quotidiana del circolo.

1965 - Sistemazione definitiva del primo corpo della Casa del Popolo

Franco Bartalini – Uno dei giochi di più lunga tradizione nel nostro circolo è il gioco delle bocce detto più semplicemente “gioco delle palle”. Un buon gruppetto di soci affezionati si danno appuntamento quasi giornalmente, per giocare, esibendosi in un divertente e bonario spettacolo più verbale che di abilità. Tra “sfottò” prese in giro e barzellette sono ore passate in allegria sia per chi gioca che per i tanti appassionati spettatori. Peccato che i giovani non mostrino interesse per questo gioco.

Natale Gigli – L’attività ricreativa più consolidata nel nostro circolo è il gioco della briscola. Da circa trent’anni il “venerdì” sera si trasforma in un torneo a coppie, con ricchi premi in palio, dove si rinnova ogni settimana un duello a colpi di briscola o di carichi, con l’immancabile battibecco finale fra perdenti e con i gongolanti vincitori che ripartono verso casa con buste strapiene di detersivi e pasta, per la gioia delle mogli.

Inizio ampliamento intorno ai primi anni sessanta

Da questi brevi racconti si sono capite chiaramente le difficoltà che sono sorte nel tempo per inventarsi dal nulla un luogo “libero” dove potersi svagare in un sano divertimento e dove incontrare gente per confrontare i problemi e le proprie necessità. Tuttavia l’orgoglio di realizzare le cose e gli ideali in cui i compagni di sinistra hanno creduto e credono ancora, ha permesso loro di costruire e di mantenere vivo un “sogno” nato cinquanta anni prima.